Emergenza precariato, un report sulla scuola e sui docenti a tempo determinato

Redazione

In Italia un docente su quattro è precario. Difatti nell’anno scolastico 2019/2020 si toccherà la cifra record di 200.000 contratti a tempo determinato sul totale di circa 800.000 unità dell’intero comparto scuola nazionale.

Emergenza precariato, un report sulla scuola

La metà di questi precari ha almeno 3 anni di servizio, quindi rientrano a pieno titolo nel precariato storico per lo stesso principio per cui, nel momento in cui lavori per lo stato per più di 3 anni, secondo la direttiva europea n. 70 del 1999 devi essere assunto a tempo indeterminato e considerato, automaticamente, abilitato alla professione.

Emergenza precariato

Non a caso a partire dal mese di gennaio 2018, le amministrazioni statali, gli ospedali, i centri di ricerca e gli enti locali stanno assumendo personale precario con tre anni di servizio, anche non continuativo, grazie al D.d.L. Madia, riservando loro il 50% dei posti riservati. Eppure, per la scuola, non si è fatto altrettanto.

Ora, il problema del reclutamento docenti in Italia è atavico: nessun governo negli ultimi 70 anni ha potuto (o voluto) mettere ordine con un sistema di reclutamento equo, giusto, veloce e che durasse il più possibile nel tempo, com’è altrettanto vero che i governi non hanno mai voluto rinunciare ad avere a disposizione, ogni anno, una buona percentuale di “sacche di precariato” per coprire gli organici di fatto, ossia le cattedre più traballanti rispetto alle logiche di bilancio del MEF, da tagliare a piacimento con il relativo personale come fossero oggetti usa e getta.

Organico di fatto e organico di diritto

Ricordiamo che la divisione tra organici di diritto (le cattedre fisse da assegnare ai ruoli) e organici di fatto rappresenta un unicum nel panorama europeo, perché si tratta a tutti gli effetti di un abuso perpetuato nel tempo da parte dello stato italiano. Ciò, in sede di reclutamento, crea più domanda della stessa offerta; facciamo un esempio collegato all’attualità: 48.000 sono i posti scoperti in organico di fatto per la scuola secondaria autorizzati dal MEF a fronte di 55.000 precari storici della secondaria statale con almeno 3 anni di servizio, a cui bisogna aggiungere un numero importante di precari storici che hanno insegnato anche (oppure solo) nelle scuole paritarie.

Detto questo, negli ultimi tempi, da più fronti politici si levano soluzioni che prevedano concorsi selettivi regolari (a cadenza biennale) dove espletare 2 prove scritte (verosimilmente a risposta multipla, così come previsto dalla riforma Bongiorno sui concorsi pubblici emanata a Luglio 2019) più una prova orale.

Legge di bilancio 2019

Questo è quanto prevede la legge di bilancio 2019, fortemente voluta dal governo Conte I, che ha eliminato di fatto il FIT, un percorso di formazione iniziale creato dal governo Gentiloni sulla scia della legge 107 del 2015, FIT che ha eliminato tutti i precedenti percorsi abilitanti che esistevano prima (TFA, I° ciclo PAS, SISS, ecc.). Questo FIT è rimasto sulla carta perché, di fatto, non è mai partito.

Eppure la maggior parte degli attuali precari storici non ha mai avuto la possibilità di partecipare ad un percorso abilitante, anche perché l’ultimo TFA risale al 2014, e quindi molti docenti sono diventati precari in questo lasso di tempo (2014-2019), mentre altri sono stati esclusi “a priori”, in quanto poteva capitare che la propria regione non emanasse neanche 1 posto disponibile per la propria classe di concorso, come poteva capitare che i posti disponibili fossero troppo pochi a fronte di una moltitudine di candidati che, pur risultando idonei nelle selettive, non riuscivano ad entrare nei posti disponibili messi a bando.

Nonostante i docenti reclutati da III fascia d’Istituto (graduatoria per titoli e servizi da cui attingere personale per le supplenze) venivano discriminati sistematicamente dai percorsi di abilitazione/stabilizzazione, lo stato, nel frattempo, usufruiva comunque della loro professionalità e delle loro competenze:

  • i precari operano “sul campo” alla stessa stregua di un qualunque abilitato, svolgendo le medesime mansioni di qualsiasi docente di ruolo.

Detto ciò, è facile comprendere che la soluzione prospettata dai governi Conte rappresenta un’opzione impraticabile e altamente insufficiente per risolvere il problema del precariato cronico. Come detto, è stata inserita nella legge di bilancio 2019 una nuova tornata concorsuale, un nuovo Concorso Selettivo a valore abilitante. Ancora una volta, ci si pone l’obiettivo di ripeterli “A cadenza biennale”, cosa per la verità mai accaduta in 70 anni di storia di reclutamento italiano.

Non è difficile immaginare la proiezione di questa nuova procedura: 48.000 posti messi a bando dove concorreranno circa 1 milione di partecipanti, perché si presenteranno tutti i neolaureati che hanno acquisito negli ultimi anni i 24 CFU in materie psico-antropologiche, gli ITP, i tieffini IV ciclo di sostegno, i docenti di ruolo ingabbiati, i precari storici; procedure di esami che termineranno, se tutto va bene, nell’arco di 3 anni; centinaia di migliaia di abilitati “dal nulla” con 3 prove secche e a risposta multipla senza che che gli stessi abbiano avuto un’adeguata formazione didattica con un percorso universitario, anche perché sono aspiranti docenti che non hanno mai messo piede nella scuola pubblica; abilitati che andranno ad ingolfare la seconda fascia d’istituto (quella riservata agli abilitati), e gli stessi saranno equiparati ai precari storici che si abiliteranno col superamento del concorso straordinario, ma che in prima istanza (decreto salva-precari di prima bozza uscita dal CDM il 6 agosto 2019) avrebbero dovuto abilitarsi col secondo ciclo PAS, un percorso riservato annuale di formazione che prevede l’acquisizione di 41 CFU previo superamento di almeno 7 esami scritti ed orali più tesi finale di stato.

Oltre a ciò non è da escludersi il fioccar di ricorsi dei precari storici che si abiliteranno d’ora in avanti e che pretenderanno, giustamente, di entrare in una Graduatoria di Merito a Scorrimento a loro dedicata per entrare in ruolo, esattamente come tutti gli idonei dei concorsi ordinari che non rientreranno nei
posti disponibili messi a bando.

Nel frattempo aumenterà il precariato, e a gente che avrebbe tutti i requisiti per entrare in ruolo (precari storici abilitati) non gli sarà concessa la cattedra, e resterà precaria per anni, sino ad una nuova tornata concorsuale… chissà quando!

Francesco Di Santo

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