Organico al 1 Settembre 2019, siamo alle solite

Organico 1 Settembre 2019, come al solito, anzi peggio, quota 100 ignorata

Se si continua così, a tre mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico, non c’è che da aspettarsi il solito caos aggravato da alcune novità che derivano paradossalmente da due fatti positivi, quota 100 per le pensioni che ha quasi raddoppiato il turn over nella scuola dopo anni di sofferenza causata dalla legge Fornero e l’ormai inevitabile stabilizzazione di una parte consistente del precariato, quella che ha collezionato almeno tre anni scolastici di servizio, insieme all’antica diatriba fra gli stessi docenti tra diritto acquisito sancito anche dall’Europa dei tre anni che portano al tempo indeterminato (se un’amministrazione ha avuto bisogno per tre anni di un lavoratore senza essere capace di sostituirlo con concorso, lo ha praticamente qualificato a quel lavoro e deve prenderne atto) e presunto merito per aver ottenuto l’abilitazione in precedenti concorsi o quelli in corso e da fare, attuato costosi e lunghi percorsi di abilitazione, permanere nelle graduatorie ad esaurimento o semplicemente aspirare alla docenza perché ritengono di essere capaci di farlo già dopo la laurea quinquennale e magari il facile “acquisto” dei 24 cfu, quei crediti formativi universitari ormai venduti un tanto al chilo. Per non parlare di percorsi abilitanti ordinari o speciali, concorsi non selettivi che sono un assioma evidente e roba del genere.



Troppo lungo sarebbe soltanto guardare dentro per sommi capi in quel pianeta scuola che le varie riforme hanno deformato nella scuola pubblica italiana, ultima l’insulsa 107 del governo precedente e che questo governo ha sostanzialmente confermato. Evitiamo.

Ci limitiamo invece a rimanere nel tema limitato dell’organico 2019/2020, visto che nessuno pensa di proiettare quell’organico in due o tre anni almeno e che lo renderebbe almeno più ragionevole. E, soprattutto, nessuno vuole che si proceda con l’organico di fatto, non quello del dogma dell’organico di diritto, quello reale, che tiene in piedi le classi e quello che servirebbe per sostegno e tempo pieno soprattutto al sud.

Qui non si tratta di fare un piano poliennale, c’è da intervenire subito nei tre mesi che restano per avere un minimo di regolarità per l’avvio del nuovo anno scolastico considerando l’estate in mezzo.

Da quell’organico della scuola pubblica italiana dipende il destino di tanti docenti ma anche della qualità della stessa scuola, della giustizia nel reclutamento, di perenni e irrisolti temi che riguardano la giusta mobilità negata, le nuove immissioni in ruolo, il sostegno, l’organico di diritto che resta sottodimensionato con numeri fasulli rispetto alle cattedre disponibili, al caos ad inizio d’anno in ogni provincia nei tavoloni enormi pieni di funzionari Miur e sindacalisti di ogni specie, contratti firmati al momento come se fossero concessioni di quei tavoloni, congratulazioni e felicitazioni, strette di mano… E, poi, come sempre, ci saranno le supplenze usa e getta.

Oggi è al centro il ricambio dei pensionamenti di quota 100 anche se la questione è più generale.

Siamo arrivati a fine maggio e il Ministero dell’Istruzione, gli stessi sindacati della scuola fanno finta di non sapere che se si fa dipendere dall’Inps il gioco è chiaro. L’Inps non riesce a farcela e lo abbiamo visto per anni, ritardi incredibili anche quando non c’era quota 100 e la Fornero ha ridotto il turn over del 50%.

Se c’è volontà politica e sindacale deve essere il Miur e i grossi sindacati che si devono muovere in due direzioni precise:

  1. finirla con l’organico di diritto che apre a soluzioni discriminatorie infinite;
  2. assumere la responsabilità direttamente come Miur di individuare i posti vacanti di quota 100 sull’organico di fatto.

Non si fa perché non si vuol fare, non basta la scadenza SIDI e si sapeva, non basta la proroga. Perché non si fa? Dovrebbe essere ben chiaro a tutti e non lo è.

Il Miur e i grandi sindacati ci mangiano su questa mancanza di semplice logica e possibilità concreta di individuare posti al 1 settembre. Ci mangiano sulle assegnazioni provvisorie, le utilizzazioni, ci mangiano sui contratti al 30 giugno che fanno risparmiare non pagando i mesi estivi, ci mangiano sulla supplentite.

C’è poi un mondo del ricorsificio che è fatto da decine di migliaia di ricorsi ogni anno, decine di migliaia che hanno creato un sindacato di avvocati per fare questo e incrementano le tessere di quel sindacato e di tutti gli altri.

Che ci stanno a fare gli uffici pensioni negli uffici scolastici provinciali o d’ambito del Miur?

La scusa dell’Inps, senza personale e con incarichi che non hanno niente a che fare con la previdenza, impegnata in questi ultimi mesi a fare altro, è buona per tutti.

Non si conosce niente delle pensioni della scuola, dei tempi, delle mancate comunicazioni agli stessi interessati se non a macchia di leopardo e chi suggerisce qualcosa di diverso non viene ascoltato, da anni. Almeno da quando l’ex Inpdap, oggi gestione dipendenti pubblici, convive da separato in casa negli uffici Inps provinciali, quelli demandati ad istruire ogni pratica e che fanno il comodo loro senza regole e direttive centrali. Si continua come sempre.

Oggi si conosce il numero dei pensionati scuola con la Fornero e con quota 100 ma su quest’ultimi in grandissima parte non c’è e non ci sarà a breve l’imprimatur dell’Inps. E chi se ne frega?

Mettiamo tutto l’impegno come Associazione Nazionale Docenti del Presidente Prof. Francesco Greco, si sollecita nei gruppi social, c’è da lodare il lavoro di animatori e volontari come il mio amico Libero Tassella su professione insegnante ma i decisori preferiscono ignorare.

Nei tavoli Miur e Sindacati non c’è l’Inps che fa quello che vuole e lo sanno tutti, si assumano loro, Miur e sindacati, la responsabilità di decidere, il 99,99% delle domande di pensione scuola con scadenza dicembre e quelle con scadenza febbraio di quota 100 è perfettamente in regola per il pensionamento il 1 settembre e quei pensionati avranno la pensione molto dopo di quella data in alcune grandi province.

Faccia il Miur quello che tocca fare al Miur entro il 1 settembre e si intervenga sull’Inps ex Inpdap affinché tratti le domande delle pensioni scuole con celerità  e uniformità nel territorio nazionale per non mettere insegnanti nella condizione di essere senza stipendio e senza pensione per mesi dopo il 1 settembre e ritardi infiniti su tutto.



Nell’attesa il Miur prescinda da tutto questo che non è risolvibile dall’oggi al domani e determini gli effettivi posti vacanti per l’inizio del prossimo anno scolastico. Se lo vuole lo può fare.

Salvatore Salerno – Responsabile Nazionale settore Previdenza AND

 

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