Pensioni e previdenza nella scuola, bisogna riformare la legge Fornero

E’ ora di mettere mano, anche nella scuola, ad una riforma della previdenza che superi la severità della legge Fornero rimasta sostanzialmente immutata nella sua struttura originaria malgrado i vari ritocchi che si sono succeduti negli anni, compreso quota 100 che ha avuto un discreto successo ma inferiore alle aspettative e alle stesse cifre stanziate in bilancio nei tre anni “sperimentali” per almeno il 40% in meno delle domande attese.



Pensioni e previdenza nella scuola

Nella scuola, in particolare, quell’adesione a quota 100 presenta due caratteristiche altrettanto inquietanti:

  • il sintomo di un disagio e stanchezza della classe docente italiana disposta a perdere molto sulla pensione pur di anticipare qualche anno l’uscita dal servizio
  • dall’altro lato l’aver dovuto constatare che quel provvedimento “sperimentale” come tutti gli altri dopo Monti comporta una diminuzione consistente dell’assegno pensionistico malgrado la propaganda del “senza penalizzazioni” che nei numeri reali ha portato docenti e ata ad aver corrisposta per tutta la vita una pensione mensile netta inferiore dal 10 o del 30% rispetto alla normativa ante 2011 per il sistema di calcolo e rivalutazioni che li ha comunque danneggiati.

Stesso discorso, più penalizzante sul piano economico, vale per la cosiddetta “opzione donna” che costituisce una sorta di liberazione punitiva per le donne che con meno servizio non ce la fanno più a restare al lavoro.

Pensioni e previdenza nella scuola

Ancora diverse e altre tipologie come i cosiddetti lavori usuranti o sui precoci, ape social, ipotesi incredibili che mettono di mezzo le banche e tutte sempre “sperimentali”.

Inutile avere spiegato e spiegare ancora che nel bilancio Inps non c’è ancora emergenza se si stacca la previdenza dall’assistenza, che anche in quello dello Stato nel capitolo pensioni e previdenza non c’è effettiva maggiore spesa se non si considera il solo e contingente bilancio annuale o triennale e il pareggio purtroppo voluto in Costituzione.

Non c’è uscita maggiore nella prospettiva dato che quello che lo Stato “anticipa” su opzione donna e in gran parte anche su quota 100 se lo riprende nei 20 medi di vita del pensionato dopo il lavoro. Se li riprende con il minore assegno che corrisponde rimanendo invariato il sistema Fornero, cioè il legame stretto e diretto con i due dati  e relativo riferimento economico personale che contano per tutti e che corrispondono alle due diverse tipologie di pensione “piena” soltanto con la “pensione anticipata” (requisiti di 41 anni e 10 mesi donna e 42 anni e 10 mesi uomo) o “di vecchiaia” (requisito 67 anni compiuti donna e uomo).

Riformare la legge Fornero

Allora, se si volesse davvero affrontare e riformare la legge Fornero per tutti bisogna andare a quei due nodi sui quali nessuno probabilmente avrà il coraggio di intervenire strutturalmente, cioè la pensione “anticipata” (si fa per dire) con incremento dell’aspettativa di vita e quella di “vecchiaia” a 67 anni e anche quella tendente allo spostamento più in là senza alcuna distinzione fra uomo e donna.

Solo la messa in discussione di quei due punti (41 anni di contributi per tutti e 65 anni di età massima per tutti) potrebbe portare all’effettivo alleggerimento dell’impianto Fornero (dettato a suo tempo, vero o non vero, dell’Italia come la Grecia), intervenendo quindi su quei requisiti immutabili o soggetti al peggioramento, la contribuzione minima per l’anticipata e la riduzione dell’età per la vecchiaia.

Si vuole fare questo? Dubitiamo. si vuole continuare con provvedimenti tutti “sperimentali” ritagliando propaganda sull’una o sull’altra presunta categoria, definendo lavori usuranti, ape social e opzione donna in modo arbitrario e rifiutando l’universalità di un provvedimento pubblico? Si vuole tenere quota 100, stabilizzare i 41 anni di contributi validi per tutti, mantenere quell’età di vecchiaia a 67 anni, si vuole continuare a fare leggi sperimentali e mandare un messaggio negativo e sconsolante ai nuovi immessi nel lavoro della pensione mai, dei fondi integrativi mai partiti seriamente, del conflitto fra generazioni? Quest’ultimo discorso, divisivo e falso, mai abbandonato dai sostenitori della riforma Fornero e dalla stessa autrice?

Se si, inutile parlarne. Valuteremo ogni provvedimento, la prosecuzione di quelli in atto, chiederemo che tutto il lavoro docente è “usurante” non soltanto quello dell’infanzia, consiglieremo ai docenti e ATA su come districarsi sui meandri delle varie offerte pensionistiche del momento, sui riscatti super onerosi che tagliano le gambe ai non più giovani che accedono al mondo del lavoro, sulla liquidazione differita.

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Se invece si dovesse accendere una luce che porti ad una effettiva riforma della Fornero e anche nel caso si dovesse decidere di proseguire sulle sperimentazioni, abbiamo le nostre proposte sulla scuola e che in sintesi riassumeremo per il Ministro del Lavoro e le commissioni parlamentari.

Del resto non sono trattenuti regolarmente dallo stipendio i contributi previdenziali, non è trattenuta la quota per la liquidazione? Tutto questo peraltro su di uno stipendio netto al di sotto della media europea che va urgentemente incrementato e allineato a quella media. Cosa dovrebbe accadere ai lavoratori della scuola e che hanno regolarmente pagato e di tasca propria contributi, liquidazione, tasse statali, comunali, regionali, se non la giusta pensione?



Che si affrontino questi punti, non pretendiamo risposte subito sulla riforma strutturale della Fornero, non riguarda solo noi ma l’intero sistema Paese, indichiamo quella strada come l’unica seria e per questo anche complessa e conflittuale all’interno e all’esterno dell’Italia, tasto sensibile all’Europa che si difende ognuno nei propri Paesi in modo molto più generoso della Fornero, ma almeno non si penalizzino ancora docenti e ata, si ripristino e si migliorino i provvedimenti necessari ai fini previdenziali dei docenti italiani in una scuola che ha bisogno di serenità, di certezze e di svecchiamento, che assicuri anche ai nuovi ingressi, sempre al di sotto delle reali necessità, una prospettiva congrua anche sul piano previdenziale.

(Salvatore Salerno)

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