Perché insistere sui concorsi regionali, svuotare prima tutte le graduatorie

Perché insistere sui concorsi regionali? Fermateli! Dopo aver esaurito tutte le graduatorie, si passi ai concorsi nazionali.



Fermiamo i concorsi regionali

In Italia si continua da decenni a fare concorsi regionali per il reclutamento degli insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado. Anche i prossimi concorsi nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno, che tornano a essere abilitanti, saranno dei concorsi regionali e chi lo vincerà resterà nella provincia dove sarà immesso in ruolo per 5 anni, prima di poter fare domanda di trasferimento.

Prima di parlare di concorsi però, vorrei fare un cenno alle graduatorie finalizzate alle immissioni in ruolo dove tutti vorrebbero entrare, anche a costo di spendere una fortuna in ricorsi.

Perché in Italia c’è un altro aspetto del reclutamento anche questo decennale, quello di costituire graduatorie, dove gli insegnanti aspettano per anni e anni prima di entrare in ruolo, anche perché ogni anno non si occupano tutti i posti vacanti e in special modo in alcune aree del Paese, preferendo per motivi di spesa far prolifetare il precariato scolastico.

Fermiamo i concorsi regionali

Ogni governo fa una graduatoria o ne modifica una precedente

Ecco che un Governo che voglia realmente risolvere il problema del precariato, prima di bandire nuovi concorsi a cattedre che comunque comportano una spesa non indifferente, dovrebbe preoccuparsi di svuotate le graduatorie già esistenti e che i governi precedenti o quello in carica hanno creato.

Come pensare di indire nuovi concorsi quando ci sono idonei del concorso precedente, quando ci sono docenti in GaE soprattutto nella scuola dell’ infanzia, o docenti in graduatorie regionali permanenti che si sono formate nel 2018 per la scuola secondaria e si formeranno quest’anno per la scuola dell’infanzia e primaria che aspettano di stabilizzare da tempo il loro rapporto di lavoro.

Gente già selezionata e formata e/o che insegna da anni ed anni e resta precaria, nella condizione di non sapere quando e dove e soprattutto se insegnerà l’anno successivo e sempre a stipendio iniziale e con meno diritti contrattuali.

E’ chiaro che bisogna trovare una soluzione per questi docenti, ma a quanto pare si va in tutt’altra direzione, con il risultato che quest’anno circa 80.000 posti vacanti che potevano svuotare le graduatorie andranno di nuovo ai supplenti, mentre si pensa di formare ancora nuove graduatorie, ancora altre liste.

Fatta questa premessa, torniamo ai concorsi regionali. Per me i prossimi concorsi ordinari previsti entro l’estate dovrebbero essere fermati e nei prossimi tre anni bisognerebbe svuotare le graduatorie oggi in vigore, questo sarebbe un atto vero di cambiamento, di giustizia e di buon senso. Poi tornate al sistema dei concorsi, mettendo la parola fine a ogni concorso riservato, fase transitoria, concorsi non selettivi, corsi abilitanti e conseguenti graduatorie.

Una volta esaurite le graduatorie, non possiamo più concepire concorsi regionali come un tempo. Non possiamo far finta che nulla sia cambiato in Italia e nella scuola in questi decenni dal 1982 a oggi.



I concorsi devono essere rigorosamente nazionali come quelli per i Dirigenti Scolastici, i giovani insegnanti vanno dove ci sono i posti di insegnamento, la realtà del Paese è cambiata e anche la distribuzione della sua popolazione sul territorio e di questo si deve tener conto, non possiamo pensare di trasportare gli alunni dal Nord al Sud. Altro che regionalizzazione dei concorsi, noi dobbiamo arrivare dopo aver svuotato le graduatorie a un sistema nazionale di reclutamento.

 

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