Riflessione sul sostegno nella scuola secondaria di secondo grado – Lettere in redazione

Redazione

Riceviamo in redazione una lettera da parte di un docente a tempo determinato, una sua riflessione sul sostegno nella scuola secondaria di secondo grado.

Forse è giunto il momento di aprire una fase di riflessione sul tema dell’insegnante di sostegno e sulla non semplice problematica relativa alla sua figura ed al ruolo
effettivo che deve esperire nella scuola secondaria superiore. In tale ordine di scuole, senza sminuire le peculiarità degli altri gradi scolastici, a cavallo dell’obbligo scolastico, tale figura riveste funzioni ed assume problematiche del tutto particolari.

Riflessione sul sostegno nella scuola secondaria di secondo grado

L’insegnante di sostegno riveste un ruolo che, fra i molti altri, investe tre aspetti fondamentali della sua professione: co-titolarità con il docente curricolare, tutor dell’inclusione, ed infine garante dello sviluppo dell’autonomia e delle competenze, siano essi per obiettivi minimi o per programmazione differenziata, dell’alunno diversamente abile. Aspetto, quest’ultimo, che mi offre lo spunto della riflessione.

Riflessione sul sostegno

Per la maggior parte delle volte, la scuola assegna, le ore, degli alunni con L. 104 ad obiettivi minimi, solo nell’ambito di una branca del sapere o umanistico o scientifico, mentre il MIUR incarica docenti senza distinzione di laurea. E accade così, come nel mio caso, di essere assegnati a materie del campo di sapere opposto a quello della propria laurea, per di più con l’onere di prendere appunti a lezione e poi spiegarne i concetti poco chiari al discente.

In primo luogo non è difficile immaginare quanto sia stressante questa situazione e come debba sentirsi frustrato un docente, che privato della dignità della co-titolarità in quanto ammutolito dalla non conoscenza approfondita delle discipline che si stanno trattando, non possa in alcun modo intervenire nella gestione della lezione.

In secondo luogo, c’è da riflettere quanto possa risultare efficace l’azione pedagogico / didattica sull’alunno in una siffatta modalità organizzativa. Ed infine questo scollamento, rimandando a differenze di pensiero pedagogiche sottese al cambio di paradigma istituzionale che da trasmissivo ed informativo dovrebbe evolversi in formativo e laboratoriale, quanto in realtà porti all’inclusività nell’ambito scolastico in generale.

Concludendo, quindi, le domande che sorgono spontanee sono due:

  • Perché il MIUR non seleziona per tipologia di laurea visto che le scuole continuano con la separazione della tipologia di insegnamento?
  • Perché alle scuole non vengono date indicazioni, supporti e opportunità per procedere a un utilizzo più razionale e soprattutto proficuo di una risorsa preziosa, quale quella del docente di sostegno?

Finamore Dott. Fausto M. – docente a tempo determinato di scuola superiore di secondo grado

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