Scuola, regionalizzazione: rischio disparità salariali e aumento del monte ore

Pochi giorni fa il ministro dell’istruzione Bussetti si è detto favorevole al processo di regionalizzazione degli istituti scolastici italiani. Anzi, sembra che la definizione degli accordi sia già a buon punto. Contrario alla stessa si sono detti svariate migliaia di docenti che vedono in questo cambiamento un ulteriore svantaggio al sistema scolastico italiano.



Regionalizzazione: le prime bozze di progetti

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono state le regioni che prima di tutte le altre hanno presentato le bozze di progetti per avviare il proprio percorso di regionalizzazione del sistema scolastico. Lombardia e veneto hanno presentato progetti che mostrano punti in comune nella gestione del programma scolastico e degli obiettivi da conseguire all’interno della realtà del comparto scuola. La facoltà di leggere il contenuto delle bozze ci permette di analizzare i cambiamenti della scuola con la regionalizzazione.

Regionalizzazione della scuola

Autonoma differenziata nella scuola: le bozze di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

Le regioni del Nord che hanno presentato per prime le bozze sono state Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le regioni settentrionali sono quelle che possono avere più vantaggio dall’autonomia differenziata.

Ad avere una visione paritaria tra regione e Stato l’Emilia Romagna che garantirebbe allo Stato di avere voce in capitolo su quanto disposto. Veneto e Lombardia vorrebbero avere autonomia esclusiva con la piena gestione del personale. Ne deriva, così, che la Regione avrebbe pieno controllo sui contratti di docenti ed Ata, nonché sulle offerte formative.

I lavoratori della scuola sono perlopiù in ansia per la situazione contrattuale: temono, infatti, che la regionalizzazione porti al generarsi di squilibri contrattuali. Se facciamo un esempio pratico, possiamo prendere come riferimento il Trentino dove alle 80 ore annuali si aggiungono ben 40 ore provinciali da dedicare a potenziamento formativo o supplenze.

Ai docenti delle scuole superiori di secondo grado si sommerebbero ulteriori 70 ore quali recupero (10 minuti di lezione qualora ci siano ore di 50 minuti e non di 60), senza che le stesse siano corrisposte. A dispetto delle Regioni, che promettono un aumento di stipendio in seguito all’aumento delle ore, i docenti e gli Ata non mostrano volontà di avviarsi verso l’autonomia differenziata nella scuola.



Non resta che attendere l’azione dei sindacati: se gli stessi riusciranno a contrattare in modo tale da opporsi alla regionalizzazione oppure se essi riusciranno a garantire ai docenti, compreso tutto il personale scolastico, un trattamento economico e contrattuale dignitoso e sufficientemente paritario.

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